
C’è qualcosa di intrinsecamente magico nei musei di storia naturale. Sono luoghi dove il tempo si piega su sé stesso, dove fossili di milioni di anni convivono con diorami di epoche passate e ricostruzioni a grandezza naturale di creature estinte. Due mondi molto diversi – quello del modellismo LEGO e quello del cinema hollywoodiano – hanno provato a catturare questa magia: da un lato il set LEGO “Museo di Storia Naturale”, dall’altro la celebre serie di film “Una notte al Museo”, ambientata nell’American Museum of Natural History di New York. Entrambi raccontano un museo, ma lo fanno in modi e con finalità profondamente diverse, pur condividendo un’attenzione maniacale per il dettaglio e un gusto per il meraviglioso.
Il set LEGO di 'Storia Naturale'
Il set LEGO non è una copia esatta del museo newyorkese, ma un omaggio alla sua atmosfera. La facciata è un gioiello di architettura in miniatura, con colonne, vetrate e un’entrata maestosa che ricorda l’iconica hall del museo vero. All’interno, i progettisti LEGO hanno concentrato in pochi centimetri di profondità un mondo intero: scheletri di dinosauro montati con minuzia, teche di minerali, pannelli illustrati e perfino microscopiche piantine decorative. La sfida è quella di far entrare in un modello compatto l’idea di vastità e ricchezza che un vero museo trasmette.
Il set LEGO, lanciato nel dicembre 2023 come parte della linea Icons — uno dei più ambiziosi progetti modulari mai realizzati — abbraccia 4.014 pezzi e introduce nuove tecniche costruttive, doppi atri, un tetto removibile e un piano intermedio ricco di dettagli sorprendentemente immersivi. Accogliendoti all’ingresso, un gigantesco scheletro di brachiosauro in mattoncini si erge fino al secondo piano, circondato da reperti più piccoli come fossili, uova di dinosauro e teschi a denti a sciabola.
Al piano terra, una vibrante sezione geologica cattura l’occhio grazie a quarzi, stalagmiti e una sorprendente rappresentazione del nucleo terrestre; al piano superiore, si apre lo sguardo verso il cielo grazie ad un orrery del sistema solare, un diorama di base spaziale e una mappa planetaria con orbite tracciate in mattoncini. Completa l’ambientazione l’ufficio del curatore, denso di fascino narrativo, infilato sul tetto tra memorie e oggetti di viaggio.
Non mancano dettagli ludici: sette minifigure – tra cui addetti al museo, un lavavetri (ispirato a un designer LEGO) e un curatore – e un cagnolino giocoso, oltre a una sorprendente varietà di accessori (circa 44) che arricchiscono ulteriormente l’esperienza di gioco.
Il film 'Una notte al Museo'
“Una notte al Museo”, invece, sfrutta l’edificio reale – con le sue sale cavernose e la sua collezione sterminata – per farne il palcoscenico di un’avventura surreale. Nella finzione cinematografica, quando cala la notte, le statue e i reperti prendono vita: scheletri di tirannosauro che si comportano come cagnolini, presidenti in cera che discutono tra loro, animali imbalsamati che scorrazzano liberi. Il regista Shawn Levy e gli scenografi hanno fatto un lavoro minuzioso per riprodurre non solo l’architettura del museo, ma anche il suo spirito enciclopedico, trasformando un luogo di contemplazione silenziosa in un parco giochi notturno della fantasia.
Il cinema trasforma il museo reale in palcoscenico di meraviglia: nei film Una notte al Museo (2006) e nei sequel, la facciata rimane quella dell’American Museum of Natural History, benché le scene interne vengano girate su un set costruito in Canada. Quando il sole cala, ogni reperto prende vita: scheletri di dinosauro si muovono come cani giocherelloni, presidenti in cera conversano tra loro, animali imbalsamati corrono per le sale. Un carnevale notturno che mescola storia, mito e risate.
Il confronto tra il set LEGO e il film
Il parallelo curioso è che, in un certo senso, anche nel set LEGO gli oggetti “prendono vita” – ma nelle mani di chi lo costruisce. Dove nel film è la tavola magica dell’antico faraone Ahkmenrah a scatenare l’animazione, nel modellismo è l’immaginazione del costruttore a far muovere personaggi e dinosauri. LEGO ha sempre puntato su questa magia del “far finta”, e in questo senso il set e il film parlano la stessa lingua: quella dell’infanzia, dove i confini tra reale e fantastico si dissolvono.
C’è anche un aspetto architettonico interessante: il vero Museo di Storia Naturale di New York è un mosaico di stili, con ampliamenti successivi e spazi scenografici come la Roosevelt Rotunda e la Hall of Saurischian Dinosaurs. Il set LEGO, pur nella scala ridotta, riesce a richiamare l’idea di queste sale monumentali: un enorme scheletro di dinosauro domina il centro, come nel film e nella realtà, diventando il simbolo stesso del museo. È un’icona pop ormai globale – tanto che il “dinosauro all’ingresso” è entrato nell’immaginario collettivo di chiunque pensi a un museo di scienze naturali.
Un aneddoto che lega i due mondi riguarda la percezione pubblica: dopo l’uscita del primo film nel 2006, il museo di New York vide un’impennata di visite, soprattutto di famiglie con bambini. Molti arrivavano con l’aspettativa segreta di vedere il tirannosauro Rex “prendere vita” o incontrare un Teddy Roosevelt sorridente. Allo stesso modo, i set LEGO di edifici iconici spesso diventano una porta d’accesso alla cultura: c’è chi, costruendo il modello, si incuriosisce e finisce per documentarsi sul vero museo.
In fondo, il legame tra il set LEGO e la saga cinematografica sta nel fatto che entrambi raccontano una storia su un museo che non è mai solo un museo: è un palcoscenico per l’immaginazione. Il film lo fa attraverso la magia e la commedia, il set attraverso la precisione e la manualità. Uno ti invita a visitare il museo per vedere “cosa succede quando si spengono le luci”, l’altro ti invita a costruirlo per scoprire cosa puoi inventare tu stesso quando le luci si accendono sul tuo tavolo.
Ed è proprio questo il fascino duraturo dei musei di storia naturale – veri o in mattoncini –: ricordarci che la storia non è solo dietro di noi, ma è qualcosa che possiamo ricreare, reinterpretare e, perché no, far camminare di nuovo.