Quando il mattoncino non funziona: la storia dei tre set LEGO meno amati dal pubblico

Pubblicato il 14 agosto 2025 alle ore 13:00

I tre set LEGO meno venduti

Per milioni di appassionati, LEGO è sinonimo di creatività, infanzia e ingegno danese. Eppure, anche un colosso con una fanbase fedele e una tradizione di qualità può inciampare. La storia di LEGO è costellata di successi travolgenti, ma anche di esperimenti commerciali che hanno lasciato gli scaffali polverosi e i magazzini pieni di scatole invendute. In assenza di dati ufficiali – LEGO è un’azienda privata e non pubblica mai le cifre di vendita dei singoli set – per capire quali siano stati i “meno venduti” dobbiamo affidarci a testimonianze interne, interviste a ex dirigenti e all’eco che certi flop hanno lasciato nella comunità di appassionati. Tre nomi emergono con costanza in queste discussioni: Galidor, Znap e Quatro. Tre esperimenti diversi, accomunati da un destino simile: l’uscita rapida di scena.

Galidor: quando LEGO volle fare le action figure

Era il 2002 e LEGO stava vivendo una fase di inquietudine creativa. L’azienda cercava disperatamente di ampliare il proprio mercato, spingendosi oltre il mattoncino tradizionale. Nacque così Galidor: Defenders of the Outer Dimension, una linea di giocattoli che somigliava più a una serie di action figure snodabili che a un set LEGO. Per dare forza al lancio, fu persino prodotta una serie TV omonima, trasmessa negli Stati Uniti e in Europa.

Il problema? I personaggi avevano pezzi intercambiabili, ma non compatibili con i classici mattoncini. La filosofia di base di LEGO – “costruisci quello che vuoi” – risultava snaturata. I fan storici rimasero freddi, i nuovi acquirenti non furono conquistati, e la serie televisiva si rivelò un fiasco critico. In meno di due anni, Galidor scomparve dagli scaffali. Ancora oggi, è citato come uno dei peggiori errori strategici nella storia dell’azienda.

Znap: LEGO che voleva essere K’Nex

Nel 1998, LEGO tentò un’altra mossa rischiosa. Ispirata al successo di K’Nex, un sistema di costruzione basato su aste e connettori, l’azienda lanciò Znap, una linea che rompeva con la tradizione dei mattoncini pieni, offrendo invece strutture leggere e componibili in “wireframe”.

Il concetto, in teoria, aveva potenzialità: costruzioni più leggere e flessibili, adatte a ponti, torri e modelli meccanici. Ma nella pratica, Znap alienò i fan fedeli e non riuscì a rubare clienti al concorrente. Senza una forte identità e con un prezzo non competitivo, la linea durò appena due anni. Oggi è ricordata più come curiosità storica che come prodotto da collezione.

Quatro: blocchi giganti per un pubblico troppo piccolo

Nel 2004, LEGO guardò ancora più indietro, puntando sui bambini di età compresa tra uno e tre anni. Nacque così Quatro, una serie di mattoncini enormi, quattro volte più grandi dei classici LEGO, pensata per essere sicura e maneggevole anche per i più piccoli. Erano compatibili con i Duplo, ma destinati a una fascia d’età così ristretta da renderne limitata la diffusione.

Il risultato fu tiepido: i genitori che conoscevano LEGO preferivano acquistare direttamente i Duplo, sfruttabili più a lungo, mentre chi non conosceva il brand trovava alternative più economiche nei negozi. Dopo appena due anni, anche Quatro venne ritirato dal mercato. Paradossalmente, alcune confezioni oggi hanno acquisito un certo valore da collezione, ma all’epoca furono un insuccesso conclamato.

 

Galidor, Znap e Quatro sono tre storie diverse, ma rivelano un filo conduttore: ogni volta che LEGO si è allontanata troppo dalla propria identità, ha rischiato di perdere la fiducia del pubblico. Negli anni Duemila, la somma di esperimenti falliti contribuì a una grave crisi finanziaria per l’azienda. Solo un ritorno alle origini – e a set tematici che valorizzassero il mattoncino classico – ha permesso a LEGO di tornare in crescita. Oggi, questi flop sopravvivono come note a piè di pagina nella storia del marchio, moniti per ricordare che, per quanto tenti nuove strade, LEGO non deve mai dimenticare cosa l’ha resa amata in tutto il mondo: la libertà di costruire, mattoncino dopo mattoncino.