L’evoluzione delle minifigure LEGO: da semplici pupazzetti a icone della cultura pop

Pubblicato il 19 agosto 2025 alle ore 10:30

Dal sorriso giallo a icona pop: la sorprendente storia delle minifigure LEGO

Quando pensiamo ai mattoncini LEGO, la mente corre subito a loro: i piccoli omini con la testa cilindrica e il sorriso stampato. Eppure le minifigure LEGO, oggi considerate un fenomeno di collezionismo globale, non sono sempre state così come le conosciamo. La loro evoluzione racconta non solo la storia dell’azienda danese, ma anche i cambiamenti del nostro immaginario collettivo.

I primi passi: figure senza volto (1974–1977)

Tutto comincia nel 1974, quando LEGO lancia i set “LEGO Family”. In realtà non erano minifigure, ma figure più grandi e piuttosto goffe, costruite con mattoncini e con teste tondeggianti senza tratti distintivi. Niente occhi, niente sorriso: solo sagome per dare un tocco umano alle costruzioni. Servivano più a riempire le scene che a diventare protagonisti.

La vera rivoluzione arriva nel 1978. LEGO introduce la prima minifigure “snodata”: testa gialla, due puntini per gli occhi, un sorriso neutro e rassicurante. Perché gialla? La scelta non è casuale: quel colore rappresentava una neutralità universale, evitando di associare i personaggi a una specifica etnia o genere.

Curiosità: i primissimi personaggi furono un poliziotto, un astronauta, un cavaliere e un operaio. Oggi quegli “omini” valgono centinaia di euro tra i collezionisti.

Gli anni ’80: accessori e immaginazione

Durante gli anni ’80, le minifigure iniziano ad arricchirsi: arrivano capelli di plastica modellati, caschi spaziali, barbe stampate e divise. Nel 1979 debutta la linea LEGO Space, che introduce caschi trasparenti e bombole d’ossigeno, un’innovazione che spalanca le porte a infinite avventure tra i pianeti. Non è un caso che, negli stessi anni, LEGO diventi un fenomeno globale: le minifigure danno vita alle città, ai castelli medievali e persino ai mari infestati dai pirati.

Gli anni ’90: volti diversi e nuove storie

Fino a quel momento tutti i personaggi avevano lo stesso sorriso. Ma negli anni ’90 qualcosa cambia: LEGO introduce baffi, occhiali e barbe, dando ai personaggi una vera personalità. Con linee come Pirates e Castle, i bambini possono immaginare battaglie tra pirati, cavalieri e maghi sempre più caratterizzati. Il volto giallo resta, ma comincia a esprimere emozioni.

Gli anni 2000: l’era delle licenze

Il 1999 segna un punto di svolta epocale: LEGO ottiene la licenza di Star Wars. Per la prima volta le minifigure non sono più generiche, ma rappresentano personaggi reali: Luke Skywalker, Darth Vader, Yoda. Seguono Harry Potter, Batman, Indiana Jones e decine di altri franchise. Il sorriso standard viene abbandonato in favore di dettagli sempre più realistici. Volti arrabbiati, capelli scolpiti ad hoc, abiti stampati su torso, gambe e perfino braccia: le minifigure diventano piccole opere di design.

Dal 2010 a oggi: collezionismo e inclusività

Con la serie LEGO Minifigures Collezionabili (2010), ogni bustina a sorpresa diventa una caccia al tesoro. Nascono personaggi stravaganti come il costume da banana o l’uomo hot dog, amatissimi dai fan. Parallelamente, LEGO introduce minifigure più inclusive: personaggi con diverse tonalità di pelle, disabilità rappresentate e professioni moderne. Intanto, i film come The LEGO Movie consacrano le minifigure a vere icone pop.

Oggi le minifigure LEGO non sono più solo giocattoli. Sono oggetti da collezione, protagonisti di mostre d’arte, meme, perfino investimenti da collezionisti che pagano migliaia di euro per un pezzo raro.

Eppure, nonostante evoluzioni e innovazioni, qualcosa non è mai cambiato: quella capacità unica di stimolare la fantasia, trasformando un semplice pezzo di plastica in un eroe, un astronauta, un mago o… chiunque vogliamo immaginare.