Generazioni a mattoncini: come i LEGO uniscono adulti e bambini

Pubblicato il 13 agosto 2025 alle ore 12:21

Come i LEGO uniscono adulti e bambini

Quando Ole Kirk Christiansen, falegname danese, iniziò a produrre piccoli giocattoli in legno negli anni ’30, non avrebbe mai immaginato che, quasi un secolo dopo, il suo marchio sarebbe diventato il cuore pulsante di una comunità globale che abbraccia più generazioni. I LEGO — quei mattoncini colorati con incastri perfetti — non sono più soltanto un passatempo per bambini: sono diventati un linguaggio comune che unisce adulti e ragazzi, genitori e figli, in un fenomeno planetario noto come AFOL, Adult Fans of LEGO.

Dall’infanzia alla passione adulta

Molti AFOL raccontano una storia simile: da bambini passavano pomeriggi a costruire castelli, città e astronavi. Poi, con l’adolescenza, la passione si assopiva — fino a riaffiorare in età adulta, complice un set trovato in soffitta o una collezione dedicata a un film cult.
“Quando ho comprato il Millennium Falcon UCS, è stato come riabbracciare una parte di me che credevo perduta”, racconta Marco, 38 anni, socio di un LUG (LEGO User Group) di Milano: “Non è nostalgia, è un modo per esprimere creatività con strumenti che conosco da sempre”.

Gli AFOL si riuniscono online e offline: forum specializzati, eventi fieristici, esposizioni locali e gruppi social sono luoghi dove si condividono tecniche, fotografie e progetti ambiziosi. Alcuni creano MOC (My Own Creation), costruzioni originali che possono impiegare mesi di lavoro e decine di migliaia di pezzi. Le fiere LEGO non sono semplici mercati di mattoncini: sono incontri intergenerazionali. Non è raro vedere un nonno spiegare a un nipote il funzionamento di un meccanismo Technic, o un ragazzo di vent’anni ricevere consigli da un costruttore sessantenne.

L’economia della passione

Il fenomeno AFOL ha un impatto economico significativo. LEGO, consapevole di questo pubblico adulto, ha lanciato set complessi e costosi pensati proprio per loro: dalla serie Architecture ai colossali modelli Technic. Secondo dati interni, negli ultimi dieci anni la quota di acquirenti adulti è cresciuta a doppia cifra, e le collaborazioni con franchise famosi (da Star Wars a Harry Potter) hanno moltiplicato l’attrattiva per tutte le età.

Per molti adulti, costruire con i LEGO non è solo divertimento, ma anche una forma di meditazione attiva. Il processo di incastrare pezzo dopo pezzo favorisce concentrazione e riduce lo stress, al punto che alcuni psicologi ne raccomandano l’uso in percorsi terapeutici: “È come fare un puzzle tridimensionale, ma con infinite possibilità creative”, spiega la psicoterapeuta e AFOL Laura Bianchi.

Il segreto di questa longevità sta forse nella natura universale del mattoncino LEGO: non richiede traduzioni, non ha regole obbligatorie, ma solo possibilità. È un gioco che incoraggia l’immaginazione e, nel farlo, crea un terreno comune fra generazioni che spesso faticano a trovare punti d’incontro.

“Quando costruiamo insieme, io e mio figlio non siamo più adulto e bambino: siamo solo due costruttori con un progetto da finire”, dice Marta, 42 anni, mostrando un diorama cittadino che occupa metà del salotto.

Dai salotti privati alle esposizioni internazionali, i LEGO continuano a essere molto più di un passatempo. Sono un ponte — fatto di mattoncini colorati — che unisce le generazioni e trasforma la creatività individuale in un patrimonio condiviso.